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Le ultime notizie dal Team Le Pleiadi



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È online il catalogo/programma delle attività organizzate dal nostro gruppo per l'anno 2015.

Lo trovate nell'apposito menu o cliccando qui

Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Marzo 2015 11:16
 
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Per gentile concessione di Federico Manzini.

Ecco una animazione tratta dalle osservazioni di ieri sera con il telescopio della SAS: si tratta di una elaborazione con gradiente radiale associato ad un Larson-Sekanina di 25°.I getti che curvano per la pressione di radiazione sembrano mettere le ali alla cometa!In realtà è il movimento di espansione visto in quasi 3h di riprese.Lo stesso movimento è ben percepibile in una divisione fra l’ultima e la prima serie della notte (q2 20150118 nomosso 40b d 40.JPG): in chiaro sono i dettagli dell’ultima serie, mentre scuri sono quelli della prima ora.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 25 Marzo 2015 10:17 Leggi tutto...
 
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Una visione differente della cometa 67P: le polveri e i getti
di Federico Manzini

 

Con l'arrivo storico della navicella Rosetta dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) presso la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko, portato a termine il 6 Agosto 2014 dopo un viaggio lungo un decennio, si è aperto un nuovo modo di fare scienza innovativa vicino a questi mondi bizzarri.
Rosetta ha iniziato la raccolta di polvere cometaria dalla chioma che circonda il nucleo della cometa con lo strumento COSIMA la domenica 10 agosto 2014 ad una distanza di circa 100 chilometri dalla 67P.

Ultimo aggiornamento Martedì 24 Marzo 2015 16:51 Leggi tutto...
 
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Le prime immagini della cometa Lovejoy

dall’Italia Centro Settentrionale della FOAM13

 

E' passato circa un mese e mezzo dalla storica impresa della sonda Rosetta e del modulo Philae che ha portato quest'ultimo ad "atterrare" sulla cometa 67/P Churymov-Gerasimienko (o si dovrebbe dire … accometare?) e di nuovo questi affascinanti e, per certi versi, misteriosi corpi celesti tornano a far parlare di sé. E' in arrivo prossimamente nei nostri cieli la cometa C/2014 Q2 Lovejoy, già visibile con un buon binocolo, ma che nei prossimi giorni sarà più alta sull’orizzonte e raggiungerà la minima distanza dalla Terra il 7 gennaio, diventando così ancor più visibile e luminosa. Quel giorno si troverà infatti a soli 70 milioni di chilometri dalla Terra, mentre il 30 dello stesso mese si troverà alla sua minima distanza dal Sole, ma la Fondazione Osservatorio Astronomico di Tradate si è già messa a studiare questa cometa: la Sezione Attività Scientifiche della FOAM13 si è già messa all’opera.

E’ importante scientificamente, ci dice il Prof. Manzini, Responsabile della Sez. Attività Scientifiche della FOAM13, che lo studio di una cometa cominci il prima possibile, cosa non facile per la cometa C/2014 Q2 Lovejoy perché è ancora molto bassa all’orizzonte alle nostre latitudini, provenendo dall’emisfero celeste sud; però già dalla notte tra il 20 e il 21 dicembre, alle 02.00 del mattino il nostro collaboratore Paolo Bardelli ha cominciato a riprenderla, a soli 8° di altezza dall’orizzonte, scattando quasi certamente le prime immagini di questo oggetto dall’Italia Centro Settentrionale.

La FOAM13 da molti anni studia questi corpi celesti, ci dice il presidente della FOAM13 Roberto Crippa, pubblicando numerosi articoli scientifici, l’ultimo dei quali riguardava la cometa periodica 260/P pubblicata sulla rivista internazionale “Astrophysics and Space Science” aprile 2014. Tutti gli strumenti di FOAM13 sono già pronti e all’opera per lo studio di questo oggetto che, come tutte le comete, può essere molto imprevedibile a cominciare dalle previsioni sulla sua luminosità dove la prudenza è sempre d’obbligo. Da come stanno andando le cose, la cometa sarà però davvero visibile ad occhio nudo o con un binocolo a fianco della grande costellazione di Orione, a parte forse tra il 5 e l'8 gennaio per il disturbo arrecato dalla luce della Luna Piena che si troverà poco distante, nel Toro.

Dunque si tratta di una cometa che ci accompagnerà per l’intero mese ed anche per una parte di febbraio, con una magnitudine che dovrebbe rimanere simile a quella delle stelle appena visibili a occhio nudo.

La cartina dovrebbe rendere più facile rintracciare la cometa. Buone osservazioni a tutti ... e Buon Anno dalla FOAM13.

Cartina Gennaio

 

Foto Bardelli

Ultimo aggiornamento Martedì 30 Dicembre 2014 21:58
 
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Rosetta: l'acqua dei nostri oceani non arriva dalle comete

ESA/ATG medialab

Gli spettrometri a bordo della sonda europea Rosetta hanno scoperto che la composizione isotopica dell'acqua che forma il ghiaccio della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko è molto diversa da quella presente sul nostro pianeta, poiché ha un numero molto più alto di atomi in cui il deuterio, o idrogeno pesante, prende il posto dell'idrogeno.
L'acqua degli oceani terrestri deve quindi avere un'altra origine: a portarla sono stati probabilmente i meteoriti (red) planetologia http://www.lescienze.it/argomento/planetologia scienze della terra http://www.lescienze.it/argomento/scienze%20della%20terra astronomia http://www.lescienze.it/argomento/astronomia.
L'acqua dei nostri oceani non proviene dalle comete ma, con tutta probabilità, è arrivata sulla Terra con i bombardamenti di meteoriti. E' questa la prima eclatante scoperta della missione della sonda europea Rosetta, avvenuta grazie alle analisi dello strumento ROSINA (Rosetta Orbiter Spectrometer for Ion and Neutral Analysis), un'apparecchiatura composta da due spettrometri di massa e un sensore di pressione.
I risultati sono pubblicati su "Science" http://www.sciencemag.org/lookup/doi/10.1126/science.1261952.
Il ghiaccio presente sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko è infatti formato da acqua con una composizione isotopica nettamente distinta da quella presente sul nostro pianeta. Come tutti sanno, la molecola dell'acqua è formata da due atomi d'idrogeno e uno d'ossigeno, ma esaminando più attentamente l'acqua terrestre si scopre che uno degli atomi di idrogeno è sostituito da un atomo di deuterio, (o idrogeno pesante) nel cui nucleo oltre a un protone c'è anche un neutrone.
Le comete hanno in prevalenza origine dalla fascia di Kuyper o dalla Nube di Oort. (ESA/Rosetta/NAVCAM, CC BY-SA IGO 3.0) L'esatto rapporto fra le quantità di deuterio e idrogeno costituisce una ben precisa firma isotopica dell'acqua, che nel caso di quella terrestre è pari a circa 1,5×10 alla meno 4. Ma le ultime analisi del vapore emesso da 67P/CG hanno stabilito che il rapporto isotopico dell'acqua della cometa è tre volte superiore: 5,3×10 alla meno 4, vale a dire ogni 2000 molecole circa.
L'ipotesi che l'acqua terrestre avesse un'origine cometaria è di lunga data ed è legata al fatto che gran parte della massa di questi corpi celesti è rappresentata da acqua. Le analisi spettroscopiche effettuate nel 1986 dalla sonda europea Giotto sul vapore emesso dalla cometa di Halley avevano mostrato anch'esse un rapporto isotopico incompatibile con quello dell'acqua terrestre, ma senza consentire di scartare del tutto l'ipotesi. Halley appartiene infatti alle comete che provengono dalla remota Nube di Oort, un vasto complesso di corpi celesti che si estende fra le 20.000 e le 100.000 unità astronomiche e che segna il confine del  sistema solare. Esiste però anche un nutrito gruppo di comete molto più vicine, quelle provenienti dalla fascia di Kuiper, che si estende dall'orbita di Nettuno fino a 50 unità astronomiche.
I rapporti isotopici fra deuterio e idrogeno in diversi corpi celesti del sistema solare (Cortesia Altwegg et al./Science/AAAS). Si sperava quindi che l'origine dell'acqua terrestre potessero essere le comete più interne, appunto come 67P/Churyumov-Gerasimenko, anche perché le analisi spettrali eseguite dal  telescopio spaziale Herschel su due comete della stessa provenienza avevano dato esiti in linea di massima compatibili.
Le rilevazioni compiute da Rosetta, però, indicano che i rapporti isotopici nelle comete interne hanno una variabilità tropppo elevata: è estremamente improbabile che sulla Terra siano piovute solo quelle con i rapporti isotopici che si sollocano al limite inferiore di questa variabilità, corrispondente a quello dei nostri mari. A questo punto, però, scrivono gli autori, "le nuove misurazioni suffragano il modello che non invoca un'origine cometaria dell'acqua degli oceani - e per estensione di quella dell'atmosfera terrestre - ma asteroidale, ossia di asteroidi simili alle condriti carbonacee".
L'acqua delle condriti carbonacee mostra infatti un profilo isotopico in media prefettamente sovrapponibile con quello terrestre.

(con autorizzazione di pubblicazione da parte di Le Scienze edizione italiana).

Ultimo aggiornamento Martedì 30 Dicembre 2014 21:38
 


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