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Le ultime notizie dal Team Le Pleiadi



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Le prime immagini della cometa Lovejoy

dall’Italia Centro Settentrionale della FOAM13

 

E' passato circa un mese e mezzo dalla storica impresa della sonda Rosetta e del modulo Philae che ha portato quest'ultimo ad "atterrare" sulla cometa 67/P Churymov-Gerasimienko (o si dovrebbe dire … accometare?) e di nuovo questi affascinanti e, per certi versi, misteriosi corpi celesti tornano a far parlare di sé. E' in arrivo prossimamente nei nostri cieli la cometa C/2014 Q2 Lovejoy, già visibile con un buon binocolo, ma che nei prossimi giorni sarà più alta sull’orizzonte e raggiungerà la minima distanza dalla Terra il 7 gennaio, diventando così ancor più visibile e luminosa. Quel giorno si troverà infatti a soli 70 milioni di chilometri dalla Terra, mentre il 30 dello stesso mese si troverà alla sua minima distanza dal Sole, ma la Fondazione Osservatorio Astronomico di Tradate si è già messa a studiare questa cometa: la Sezione Attività Scientifiche della FOAM13 si è già messa all’opera.

E’ importante scientificamente, ci dice il Prof. Manzini, Responsabile della Sez. Attività Scientifiche della FOAM13, che lo studio di una cometa cominci il prima possibile, cosa non facile per la cometa C/2014 Q2 Lovejoy perché è ancora molto bassa all’orizzonte alle nostre latitudini, provenendo dall’emisfero celeste sud; però già dalla notte tra il 20 e il 21 dicembre, alle 02.00 del mattino il nostro collaboratore Paolo Bardelli ha cominciato a riprenderla, a soli 8° di altezza dall’orizzonte, scattando quasi certamente le prime immagini di questo oggetto dall’Italia Centro Settentrionale.

La FOAM13 da molti anni studia questi corpi celesti, ci dice il presidente della FOAM13 Roberto Crippa, pubblicando numerosi articoli scientifici, l’ultimo dei quali riguardava la cometa periodica 260/P pubblicata sulla rivista internazionale “Astrophysics and Space Science” aprile 2014. Tutti gli strumenti di FOAM13 sono già pronti e all’opera per lo studio di questo oggetto che, come tutte le comete, può essere molto imprevedibile a cominciare dalle previsioni sulla sua luminosità dove la prudenza è sempre d’obbligo. Da come stanno andando le cose, la cometa sarà però davvero visibile ad occhio nudo o con un binocolo a fianco della grande costellazione di Orione, a parte forse tra il 5 e l'8 gennaio per il disturbo arrecato dalla luce della Luna Piena che si troverà poco distante, nel Toro.

Dunque si tratta di una cometa che ci accompagnerà per l’intero mese ed anche per una parte di febbraio, con una magnitudine che dovrebbe rimanere simile a quella delle stelle appena visibili a occhio nudo.

La cartina dovrebbe rendere più facile rintracciare la cometa. Buone osservazioni a tutti ... e Buon Anno dalla FOAM13.

Cartina Gennaio

 

Foto Bardelli

Ultimo aggiornamento Martedì 30 Dicembre 2014 21:58
 
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Rosetta: l'acqua dei nostri oceani non arriva dalle comete

ESA/ATG medialab

Gli spettrometri a bordo della sonda europea Rosetta hanno scoperto che la composizione isotopica dell'acqua che forma il ghiaccio della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko è molto diversa da quella presente sul nostro pianeta, poiché ha un numero molto più alto di atomi in cui il deuterio, o idrogeno pesante, prende il posto dell'idrogeno.
L'acqua degli oceani terrestri deve quindi avere un'altra origine: a portarla sono stati probabilmente i meteoriti (red) planetologia http://www.lescienze.it/argomento/planetologia scienze della terra http://www.lescienze.it/argomento/scienze%20della%20terra astronomia http://www.lescienze.it/argomento/astronomia.
L'acqua dei nostri oceani non proviene dalle comete ma, con tutta probabilità, è arrivata sulla Terra con i bombardamenti di meteoriti. E' questa la prima eclatante scoperta della missione della sonda europea Rosetta, avvenuta grazie alle analisi dello strumento ROSINA (Rosetta Orbiter Spectrometer for Ion and Neutral Analysis), un'apparecchiatura composta da due spettrometri di massa e un sensore di pressione.
I risultati sono pubblicati su "Science" http://www.sciencemag.org/lookup/doi/10.1126/science.1261952.
Il ghiaccio presente sulla cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko è infatti formato da acqua con una composizione isotopica nettamente distinta da quella presente sul nostro pianeta. Come tutti sanno, la molecola dell'acqua è formata da due atomi d'idrogeno e uno d'ossigeno, ma esaminando più attentamente l'acqua terrestre si scopre che uno degli atomi di idrogeno è sostituito da un atomo di deuterio, (o idrogeno pesante) nel cui nucleo oltre a un protone c'è anche un neutrone.
Le comete hanno in prevalenza origine dalla fascia di Kuyper o dalla Nube di Oort. (ESA/Rosetta/NAVCAM, CC BY-SA IGO 3.0) L'esatto rapporto fra le quantità di deuterio e idrogeno costituisce una ben precisa firma isotopica dell'acqua, che nel caso di quella terrestre è pari a circa 1,5×10 alla meno 4. Ma le ultime analisi del vapore emesso da 67P/CG hanno stabilito che il rapporto isotopico dell'acqua della cometa è tre volte superiore: 5,3×10 alla meno 4, vale a dire ogni 2000 molecole circa.
L'ipotesi che l'acqua terrestre avesse un'origine cometaria è di lunga data ed è legata al fatto che gran parte della massa di questi corpi celesti è rappresentata da acqua. Le analisi spettroscopiche effettuate nel 1986 dalla sonda europea Giotto sul vapore emesso dalla cometa di Halley avevano mostrato anch'esse un rapporto isotopico incompatibile con quello dell'acqua terrestre, ma senza consentire di scartare del tutto l'ipotesi. Halley appartiene infatti alle comete che provengono dalla remota Nube di Oort, un vasto complesso di corpi celesti che si estende fra le 20.000 e le 100.000 unità astronomiche e che segna il confine del  sistema solare. Esiste però anche un nutrito gruppo di comete molto più vicine, quelle provenienti dalla fascia di Kuiper, che si estende dall'orbita di Nettuno fino a 50 unità astronomiche.
I rapporti isotopici fra deuterio e idrogeno in diversi corpi celesti del sistema solare (Cortesia Altwegg et al./Science/AAAS). Si sperava quindi che l'origine dell'acqua terrestre potessero essere le comete più interne, appunto come 67P/Churyumov-Gerasimenko, anche perché le analisi spettrali eseguite dal  telescopio spaziale Herschel su due comete della stessa provenienza avevano dato esiti in linea di massima compatibili.
Le rilevazioni compiute da Rosetta, però, indicano che i rapporti isotopici nelle comete interne hanno una variabilità tropppo elevata: è estremamente improbabile che sulla Terra siano piovute solo quelle con i rapporti isotopici che si sollocano al limite inferiore di questa variabilità, corrispondente a quello dei nostri mari. A questo punto, però, scrivono gli autori, "le nuove misurazioni suffragano il modello che non invoca un'origine cometaria dell'acqua degli oceani - e per estensione di quella dell'atmosfera terrestre - ma asteroidale, ossia di asteroidi simili alle condriti carbonacee".
L'acqua delle condriti carbonacee mostra infatti un profilo isotopico in media prefettamente sovrapponibile con quello terrestre.

(con autorizzazione di pubblicazione da parte di Le Scienze edizione italiana).

Ultimo aggiornamento Martedì 30 Dicembre 2014 21:38
 
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locandina

Successo per questa serata proposta dal nostro gruppo in collaborazione con il comune di Comano.
Yuri Malagutti ha relazionato sulla sua pluriannuale attività di astrofilo proiettando diverse fotografie da lui scattate recentemente e in tempi passati. In seguito ha spiegato come è sfociata in lui la passione per l'astronomia coinvolgendo i presenti.
Interesse hanno suscitato le sue parole sul tema astrobiologia, che è parte del suo campo professionale di docente di biologia al Liceo 2 di Lugano.

Nella seconda parte della serata è toccato a Ivo Scheggia ad illustrare la storia dell'osservatorio del Monte Lema e la nascita del nostro gruppo. Anch'egli ha catturato l'interesse dei presenti stabilendo un collegamento in diretta con il Lema, mostrando le possibilità "remotizzazione". Purtroppo il tempo coperto e piovoso non ha permesso di aprire il tetto e scattare qualche immagine "live". Un nutrito archivio di immagini astronomiche ha corredato la sua presentazione.

Il pubblico ha ringraziato e dimostrato la riuscita della serata oltre che con la numerosa presenza anche con un caloroso applauso e l'interesse per una visita al nostro osservatorio.

Anche il gruppo Le Pleiadi ringrazia Ivo e Yuri per il loro impegno.

Diventa socia/o del gruppo Le Pleiadi, scrivi a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Ultimo aggiornamento Giovedì 04 Dicembre 2014 10:35
 
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Buchi neri di materia oscura divorano le stelle al centro delle galassie?

Se anche la materia oscura è presente in entrambe le forme di materia e antimateria, potrebbe accumularsi all'interno delle stelle più dense, le pulsar, che si trovano al centro delle galassie, facendole collassare in buchi neri. L'ipotesi ha una conseguenza controllabile: l'età delle pulsar dovrebbe aumentare allontanandosi dal centro galattico di Clara Moskowitz

Astrofisica buchi neri
La materia oscura potrebbe trasformare le stelle in buchi neri al centro della nostra galassia, dicono i ricercatori. Là, si dovrebbero vedere numerose stelle dense in rapida rotazione, le pulsar, che sono abbastanza comuni in tutta la Via Lattea. Ma nonostante molte ricerche, ne è stata trovata solo una: è il cosiddetto "problema delle pulsar mancanti".

Secondo un nuovo studio, una possibile spiegazione è che all'interno di queste stelle si sia accumulata materia oscura, provocando il collasso delle pulsar in buchi neri. (Questi buchi neri sarebbero più piccoli del buco nero supermassiccio che si pensa si annidi nel cuore della galassia.)

Raffigurazione di una pulsar. (© VICTOR HABBICK VISIONS/Science Photo Library/Corbis)L'universo sembra pieno di materia oscura invisibile, che non può essere né vista né toccata, ma che esercita comunque un'attrazione gravitazionale sulla materia normale. Gli scienziati hanno diverse idee a proposito di ciò che potrebbe costituire la materia oscura, ma nessuna è stata dimostrata. Un'importante opzione suggerisce che la materia oscura sia composta da particelle massicce debolmente interagenti (WIMP, weakly interacting massive particles ), tradizionalmente pensate come formate, ciascuna, sia da materia che da antimateria. La natura dell'antimateria è importante nella vicenda. Quando materia e antimateria si incontrano si distruggono a vicenda in potenti esplosioni, e quindi, scontrandosi, due WIMP normali si annichilerebbero.

Ma è anche possibile che la materia oscura sia presente nelle due forme distinte di materia e antimateria, proprio come la materia normale. Se questa ipotesi, detta della materia oscura asimmetrica, è vera, allora due particelle di materia oscura potrebbero non distruggersi a vicenda, né si avrebbero due particelle di antimateria oscura; invece, quando si incontrassero due particelle, una per tipo, si avrebbe la loro esplosione.

In questo scenario, durante il big bang dovrebbe essersi creata un'abbondante quantità di particelle di entrambi i tipi di materia oscura (proprio come si pensa che si avvenuto per la materia e l'antimateria normali), ma la maggior parte di queste particelle si sarebbero distrutte l'un l'altra, e quelle che oggi restano sarebbero solo il piccolo eccesso di un tipo di materia oscura che è riuscito a evitare di essere totalmente annichilata.

Se la materia oscura è asimmetrica, si comporterebbe in modo diverso dalla versione standard delle WIMP. Per esempio, i densi centri delle stelle dovrebbero richiamare gravitazionalmente la materia oscura nelle vicinanze. Se la materia oscura è fatta di WIMP regolari, quando due WIMP si incontrano al centro di una stella si distruggerebbero a vicenda, perché sono le loro stesse controparti di antimateria.

Ma nella versione asimmetrica della materia oscura, tutta la materia oscura oggi rimasta è fatta di uno solo dei due tipi: o materia o antimateria. Se due di queste particelle si incontrassero, non si annichilerebbero: semplicemente, nel tempo la materia oscura si accumulerebbe all'interno della stella. Alla fine, il nucleo della stella diventerebbe troppo massiccio per sostenersi e collasserebbe in un buco nero. Questo è ciò che può essere accaduto alle pulsar al centro della Via Lattea, secondo uno studio pubblicato il 3 novembre sulle “Physical Review Letters”.

Lo scenario è plausibile - dice Raymond Volkas, dell'Università di Melbourne, che non ha partecipato allo studio - ma il problema delle pulsar mancanti potrebbe anche essere spiegato più banalmente con effetti stellari noti. "Ovviamente, sarebbe emozionante ottenere chiare prove astrofisiche dirette della materia oscura asimmetrica", dice Volkas. "Ma prima di credere a una spiegazione in termini di materia oscura asimmetrica, vorrei essere convinto che nessuna spiegazione standard è effettivamente raggiungibile."

Gli autori dello studio - Joseph Bramante della Università di Notre Dame e Tim Linden dell'Istituto Kavli per la fisica cosmologica dell'Università di Chicago - concordano sul fatto che è troppo presto per saltare a una conclusione che coinvolge la materia oscura. Forse, per esempio – dice Linden - le osservazioni radio del centro galattico non sono così accurate come hanno ipotizzato gli scienziati e ricerche più approfondite permetteranno di vedere le pulsar mancanti. E' anche possibile che qualche capriccio della formazione stellare abbia limitato il numero di pulsar che si sono formate al centro galattico.

Immagine nel visibile di una galassia e la presunta distribuzione della materia oscura al suo interno. (Cortesia NASA)La ragione per cui le pulsar vicine non sarebbero influenzate dalla materia oscura asimmetrica è che la materia oscura, di qualsiasi tipo essa sia, dovrebbe concentrarsi vicino ai nuclei delle galassie, accumulandoisi sotto la forza della sua stessa gravità. E anche lì ci vorrebbe molto tempo perché si accumuli materia oscura sufficiente a distruggere una pulsar, dato che la maggior parte delle particelle oscure attraversa le stelle senza interagire.

Solo nelle rare occasioni in cui passa molto, molto vicino a una particella normale può collidere e venire catturata. Nelle stelle normali le particelle ordinarie al loro centro non sono abbastanza dense per catturare molte particelle di materia oscura. Ma nelle pulsar superdense potrebbero accumularsene abbastanza da fare danni. "La materia oscura non può accumularsi con grande densità o rapidamente al centro di stelle normali", dice Bramante. “Ma nelle pulsar la materia oscura potrebbe accumularsi in una sfera di due metri. Poi questa sfera collassa in un buco nero e risucchia la pulsar."

Se questo scenario è corretto, ne seguirebbe che le pulsar dovrebbero vivere tanto più a lungo quanto più sono lontane dal centro galattico denso di materia oscura. Ai confini della Via Lattea, per esempio, le pulsar potrebbero vivere fino a un'età avanzata, mentre vicino al nucleo si creerebbero per essere poi rapidamente distrutte prima di poter invecchiare.

"Nulla nell'astrofisica fa prevedere una forte correlazione tra l'età di una pulsar e la sua distanza dal centro di una galassia", dice Linden. "Si potrebbe osservare un effetto davvero stupefacente se questo scenario fosse valido." E' anche possibile, anche se poco probabile, che gli astronomi riescano a osservare il collasso di una pulsar in un buco nero e verificare la teoria. Ma una volta creato il buco nero, sarebbe quasi impossibile da rilevare: dato che la materia oscura e i buchi neri sono entrambi invisibili, i buchi neri fatti di materia oscura sarebbero doppiamente invisibili.

 

(La versione originale di questo articolo è apparsa su scientificamerican.com il 10 novembre. Riproduzione autorizzata, tutti i diritti riservati)

Ultimo aggiornamento Venerdì 21 Novembre 2014 18:05
 
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ATTERRAGGIO-COMETAGGIO di Rosetta - Philae

Con un ritardo di 'soli' quattro minuti, il lander Philae è sbarcato alle 17.04 del 12 novembre sulla cometa 67/P Churyumov-Gerasimenko.

Si tratta del primo ordigno a compiere una simile impresa, segnando un primato senza precedenti nella storia dell'esplorazione spaziale.

La missione Rosetta dell'Agenzia spaziale europea (Esa) ha raggiunto il più spettacolare e ambizioso dei suoi obiettivi a Ercoli Finzi).

Dopo lunghissimi momenti di tensione, l'atterraggio sulla cometa è stato accompagnato da un grande applauso, abbracci e strette di mano nel centro di controllo dell'Esa in Germania, l'Esoc, a Darmstadt.

Dalla superficie della cometa il lander Philae ha inviato il segnale alla sonda Rosetta che lo ha ritrasmesso a Terra. Nonostante tutti i timori, la discesa è andata bene e l'antenna è correttamente rivolta verso l'alto.

Per maggiori dettagli vai a: http://www.esa.int/fre/ESA_in_your_country/France

Ultime notizie (in italiano) http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/spazioastro/2014/11/12

Ultime notizie (in inglese) http://www.bbc.com/news/science-environment-30034060#

 

Gilberto Luvini

6992 Vernate (CH)

Ultimo aggiornamento Giovedì 13 Novembre 2014 11:14
 


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